Costantino Andruzzi.
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19/08/2026
23/07/2026
Posta - Flash di gennaio 1995
I due tizi di Rovigo, ovviamente (o almeno spero davvero) erano ironici e loro stessi prendevano in pratica per il culo il poveraccio criminale norvegese, e/o i suoi fans, si capisce abbastanza bene dal tono, dal linguaggio pseudo-colto/antico/formale e ultra-enfatizzato. Ma già dalle primissime parole, direi che fosse evidente l'ironia, perché da probabili lettori abituali, quella prima affermazione sa molto di sarcasmo e complimento indiretto in realtà, perché sapevano necessariamente che su Flash le "polemiche" erano sempre benvenute e anzi, partivano solitamente proprio dalla rivista stessa (anche se spesso per replicare ad altri o commentare situazioni più o meno "scabrose" nella stampa di settore o anche per altri argomenti). Riguardo il Pistoia Blues, certe "deviazioni" di genere e cadute di tono qualitativo e di importanza storica del nome di turno, che ci potevano già essere appunto anche decenni fa, sono robetta trascurabile, non da scandalizzarsi, guardando che tipo di nomi spesso ci sono stati negli ultimi lustri, anche pop del più commerciale e becero, e band a volte di quelle davvero da adolescenti e basta e "fenomeno" del momento (addirittura qualcosa sul rap/trap mi pare di ricordare, negli ultimi anni), o comunque cose ben lontane da qualsiasi concetto di autentico blues o blues-rock e dintorni. E quelle poche edizioni con gruppi hard/metal di livello, non è che facciano molto testo, e poi in teoria, a ben vedere e per essere onesti, sono anche quelli generi assai lontani in media, dai nomi che dovrebbero essere associati sempre a logica ad un festival chiamato Pistoia Blues (specie quando sono gente di stili più o meno tecnici e moderni, tipo i Dream Theater, e quindi non di quelli hard rock o metal classico che qualche legame più o meno evidente col blues possono pure sempre averlo ed essere avvertibile realmente all'ascolto).
Klaus Byron.
Editoriale - Flash di ottobre 1990
Inizialmente pensavo parlasse di Metal Hammer, perché alcune cose valevano anche per quella (per esempio il fatto che inizialmente c'era solo minima parte di cose proprie, della redazione italiana, il resto era una semplice traduzione di roba estera, in quel caso dall'edizione tedesca della stessa rivista), e perché del resto ne aveva già parlato e/o lo avrebbe fatto in futuro; inoltre, perché mi sembrava di ricordare che l'altra rivista fosse nata successivamente, non prima del '91 o '92 (invece potrebbero essere nate insieme più o meno, o addirittura MH italiana dopo l'altra). Ma considerando varie altre cose del testo, nomi citati, ambiente ecc., oltre al titolo dell'editoriale, si capisce che parlava di Hard (e anche in questo caso tornerà a riferircisi in modo più o meno esplicito in futuro).
Klaus Byron.
26/12/2025
Gran parte della storia sulla nascita di Metal Shock e i primissimi anni
Visto che il numero della rivista da cui è tratto l'articolo storico riportato in questo pezzo del 2014 - che contiene anche una (al tempo) nuova intervista a Giancarlo Trombetti stesso - sul sito italiano True Metal (quando i contenuti sono praticamente tutti di terzi intervistati e questi sono gente di un certo tipo, risultano leggibili anche siti di oggi, compreso quello), è tra quelli che non ho ancora recuperato - ne ho giusto 4 numeri del 1991 al momento - segnalo il link all'articolo/intervista del suddetto portale.
Facevano parte evidentemente dell'articolo storico anche tutti quei riquadri riportati, probabilmente perché di quelli non era recuperabile il testo o nessuno aveva voglia di scrivere normalmente tutto di nuovo copiando da quelle immagini, mentre magari il Trombetti aveva conservato il suo pezzo, quello principale, in modo informatico e l'ha solo reinviato al sito già scritto in forma di testo normale appunto, oppure ha avuto voglia di ricopiarlo tutto di nuovo dal numero originale della rivista o da alcune foto/scannerizzazioni della stessa che aveva o che ha trovato in seguito sul web.
Ancora una volta, notare tutte quelle che oggi - da lustri ormai, specialmente sul web - verrebbero ovviamente bollate da grandissima parte della gente (anche dell'ambiente rock/metal appunto) come "polemiche", come lesa maestà del "politicamente corretto" a tutti i costi, come "odio" e blabla, quando un tempo giustamente era normalissimo esprimersi anche sulla concorrenza e colleghi appunto (o presunti tali a volte), senza alcun problema o timore e spesso in modo altamente critico/sarcastico. La "figlia" di MS tra l'altro, cioè Flash, accentuerà quell'approccio, e di molto anche (almeno nei primissimi anni, fino a metà anni '90 circa diciamo, e soprattutto fino al '92-'93), sia in argomenti musicali in senso stretto che in altri correlati o anche molto relativamente tali in certi casi, quasi puramente politici e dintorni per esempio (ad opera più che altro di Heintz Zaccagnini).
Ma per fortuna certi soggetti, anche se rari, nel caso in cui scrivano tutt'oggi da qualche parte - anche solo web, come il blog che hanno il Trombetti e Beppe Riva, pur facendo quest'ultimo spesso comparsate anche in radio e altrove per interviste e discussioni varie - o gli capiti di essere intervistati ecc., e non essendo ovviamente nemmeno più dei ventenni o trentenni o quarantenni o magari neanche cinquantenni ma ben oltre, non hanno perso l'approccio tendenzialmente libero al 100%, "polemico", o certe loro idee e criteri che hanno praticamente da sempre su cose musicali o anche extra; e osservando come si è ridotta nel tempo la presunta "stampa di settore" non possono che essere ancor più schifati verso l'ambiente, i personaggi e i "critici/giornalisti" ridicoli, i bimbetti allo sbaraglio e via dicendo.
20/11/2025
11/11/2025
10/11/2025
09/11/2025
Rubrica "Black Metal Report" - Flash di febbraio 1993
La rubrica estrema che, rispecchiando i tempi, in quel periodo veniva a volte rinominata "black" (dal "death" originario e solito) e trattando la sempre crescente scena e uscite di quel genere; soprattutto, come al solito, demo/promo di gruppi nuovi o comunque ancora giovani, anticipazioni sui prossimi debutti ufficiali completi, segnalazione di riviste/fanzine varie ecc., solo tutto virato al black e dintorni appunto. Ora non ricordo senza controllare, ma dall'impostazione e cose scritte nel pezzo, credo che questa fosse proprio la prima volta che compariva lo spazio a nome "black".
Nick Curri.
Crimson Glory - Metal Shock di settembre 1991 numero 104
Riguardo il confronto tra i primi due album, per me è una delle sue "cantonate", perché trovo il secondo superiore nettamente da ogni punto di vista.
Beppe Riva.
05/11/2025
Editoriale - Flash di gennaio 1995
Nulla di cui stupirsi, riguardo il fatto che molti richiesero davvero la annunciata lista: un tempo chiunque voleva sapere la verità (per sputtanare magari poi a sua volta come e quanto voleva la gente disonesta, ridicola, patetica, ipocrita ecc., e smettere - se lo facevano già - o non iniziare a comprare certe testate), "smascherare" i poveretti nell'ambiente e capire di chi potevano fidarsi e di chi no, nella stampa di settore e non solo. Del resto allora c'erano una marea di lettori veri, indipendenti, appassionati "normali" senza interessi, non suonando in alcuna band (o in quelle davvero valide che non avevano bisogno di sotterfugi per farsi notare, o anche in quelle scarse o mediocri che rifiutavano lo stesso certi comportamenti e ipocrisie), non avendo etichette o agenzie di promozione o live di alcun tipo, né locali o altro, non dovendo quindi rendere conto a nessuno, e non essendoci del resto il web e i social dove appagare il proprio ego "leccando" chiunque per avere le contro-leccate dagli interessati e sentirsi grandi recensori/critici e blabla.
Comunque non avrebbe in realtà rischiato nulla direi, anche se avesse risposto mandando quelle liste coi nomi delle testate "falsarie" a chi le aveva richieste dopo aver letto quel suo editoriale precedente, perché non aveva mai detto che avrebbe pubblicato sulla rivista i nomi, ma appunto che chi avesse voluto saperli poteva mandare una lettera di richiesta allegando un francobollo per la risposta e li avrebbe ricevuti, in privato (poi se la mette in pubblico chi la riceve, è responsabilità sua, non di chi l'ha fornita in privato, funziona come le mail e comunicazioni private in generale insomma). Anche se per assurdo fossero poi state fatte delle denunce/querele e lui avesse dovuto risponderne, sarebbe bastato chiamare a testimoniare le band di turno o i loro manager o addetti stampa che avrebbero confermato di non aver rilasciato interviste a nessuno (o a nessuna rivista italiana, magari) da tot tempo, e quindi tutte quelle pubblicate da chiunque in tempi più o meno recenti e spacciate come tali e vere, sarebbero state per forza di cose dimostrate come farlocche, inventate dalle riviste stesse di turno.
Klaus Byron.

























